Iran-USA: la guerra è alle porte

Lo scontro tra Iran e USA di queste settimane lascia tante paure e tanti dubbi, in un contesto difficile come quello mediorientale, ma che riguarda anche noi

Le zone del Medio Oriente sono da sempre zone di guerra, terre martoriate in cui la gente non riesce a trovare pace, luoghi che, come bambini, sembrano combattere per vendicarsi di un affetto mai ricevuto. E questi conflitti continuano ancora oggi: da molti anni i nostri soldati sono impegnati in queste zone martoriate da guerre interne e non; danno appoggio ai civili in ogni modo, mettendo in pericolo la loro stessa vita.

In questi giorni la tensione tra gli USA e l’Iran è molto alta. La domanda più spontanea da porsi è: ci sarà nuovamente guerra? Quest’ipotesi è alquanto probabile in seguito ai fatti che sono accaduti nei giorni scorsi in Iraq, con il tentativo di occupazione dell’ambasciata americana e con l’uccisione del generale Soleimani.

Tuttavia il vero aspetto sconcertante in tutta questa faccenda consiste nel fatto che la rivalità tra queste due grandi potenze sia in atto in Iraq, uno Stato apparentemente estraneo alle vicende, che invece sostiene l’Iran, come dimostrato dalle proteste e dagli atti vandalici che la popolazione locale ha compiuto nei pressi dell’ambasciata USA a Bagdad. L’ipotesi più gettonata riguardo allo schieramento dell’Iraq con l’Iran è che il popolo Iracheno si stia servendo di questo conflitto per vendicarsi con gli Stati Uniti dei bombardamenti che i loro militari hanno compiuto contro le basi delle milizie delle Brigate di Hezbollah, situate, appunto, in Iraq e in Siria.

Per adesso possiamo solamente formulare delle ipotesi, le certezze sono pochissime; una di queste consiste nel fatto che apparentemente, sia Teheran che Washington non vogliano arrendersi e continuino a sostenere le proprie motivazioni per proseguire il conflitto, fino a condurlo a un punto di non ritorno. In questo territorio, inoltre, si trovano anche i nostri soldati italiani che, tuttavia, hanno dichiarato apertamente di non essere implicati in alcun modo nel conflitto e che, al contrario dei militari statunitensi, sono molto apprezzati nel Paese. Questo apprezzamento per le truppe italiane è dovuto al fatto che i nostri uomini, insieme al resto della coalizione internazionale, hanno il compito di addestrare la polizia e i quadri dell’esercito iracheno al fine di riuscire a battere l’Isis.

Inoltre Ahmad Al Assadi, politico iracheno facente parte del parlamento di Bagdad, aggiunge: “Io mi batterei per tenere gli Italiani in Iraq anche se il resto della coalizione devesse andarsene”, e sottolinea nuovamente l’importanza che i combattenti americano abbandonino subito il Paese.
D’altra parte anche i militari sono consapevoli delle ripercussioni che la guerra avrebbe in queste terre, le rappresaglie sono probabili. Queste sono le dichiarazioni di un soldato italiano: “A Bagdad (camp Dublin), la regola è semplice: se è possibile raggiungere i rifugi anti-missile in 7-8 secondi, vale la pena provare. Anche di notte si salta fuori dalle coperte e si corre. Se però le brandine sono lontane dalla porta e uscire necessita più tempo, allora ci si getta a terra, riparando la testa con le braccia”.

Nonostante tutto questo, i militari italiani continuano a tenere alto l’onore della nostra nazione e affermano: “noi restiamo qui, anche se gli altri dovessero partire”.
Nessuno sa con certezza quando e se lo scontro inizierà, l’unica cosa che possiamo fare è aspettare e osservare personalmente, tramite le informazioni dei media, l’evoluzione della vicenda.

Elisa Rubetti

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