Articolo interviste Esperienze all’estero

L’articolo che segue riguarda l’intervista fatta a Nicole Galli, studentessa del nostro istituto, riguardo la sua esperienza all’estero durante l’anno scolastico 2022/23 negli Stati Uniti d’America.

Hai vissuto o hai intenzione di vivere un anno all’estero? Cos’è l’anno all’estero? Come funziona?

Ho vissuto un anno all’estero durante il mio quarto anno di scuola superiore, nell’anno scolastico 2022/2023. L’anno all’estero è un’esperienza di scambio culturale durante la quale si frequenta la scuola del Paese scelto e ci si immerge pienamente nella cultura di esso. Non deve essere per forza un anno, si può anche fare soltanto un trimestre o semestre e decidere in seguito se continuare l’esperienza o tornare a casa.

Cosa ti ha spinto a scegliere l’esperienza dell’anno all’estero?

Sin da quando ero alle elementari sognavo di trasferirmi in un altro paese e quindi non è stata una scelta molto complicata. Sono sempre stata aperta a nuove esperienze e soprattutto a culture diverse. Un altro motivo per cui ho deciso di vivere questa esperienza è il mio amore per le lingue, soprattutto l’inglese (per lo stesso motivo frequento il liceo linguistico).

Dove hai scelto di fare questa esperienza? Perché?

Inizialmente ero indecisa tra varie destinazioni, tra cui gli Stati Uniti, l’Australia e il Regno Unito. La mia famiglia mi ha consigliato il Regno Unito perché più vicina all’Italia, ma io sono sempre stata attratta dall’America, soprattutto per la sua distanza. Inoltre, gli Stati Uniti sono sempre visti come qualcosa di lontano e quindi volevo sperimentare qualcosa di completamente ignoto a me.

A quale agenzia di viaggi ti sei affidato?

L’agenzia alla quale mi sono affidata è stata Wep. La consiglio vivamente a chiunque voglia partire, mi sono stati a fianco dall’inizio alla fine del mio percorso, rendendosi sempre disponibili per qualsiasi domanda o chiarimento. Inoltre, prima di partire, si assicurano che lo studente sia adatto all’esperienza, attraverso un colloquio di idoneità, che comprende non solo un test di lingua, ma anche un test psico-attitudinale.

Come è stata la partenza?

La partenza è stata abbastanza strana per me, dal momento che l’agenzia mi ha chiamata il 4 agosto dicendomi che il 7 dello stesso mese sarei dovuta partire. Ho quindi dovuto fare le valigie in due giorni e prepararmi psicologicamente a salutare tutti. Ho quindi organizzato una festa con i miei amici più stretti, i quali mi hanno sorpresa con un libro con tutti i nostri ricordi insieme. La mattina del 7 agosto 2022 sono partita con i miei genitori verso Malpensa alle ore 3.00 del mattino, terrorizzata di volare da sola e di dover parlare soltanto in inglese. Questi problemi si sono risolti velocemente: atterrata a Londra ho trovato un’altra ragazza persa come me e ci siamo aiutate; poi a Chicago ho conosciuto una ragazza italiana, insieme alla quale sono rimasta fino alla nostra separazione al gate. Arrivata a Memphis, ho incontrato i miei genitori ospitanti e la mia coordinatrice (Rizi), i quali mi hanno accompagnata fino a casa nostra a Olive Branch (Mississippi).

Hai vissuto in un college o presso una famiglia di accoglienza? Come ti sei trovato?

Sono stata molto fortunata per la famiglia che mi ha scelto. Prima di partire è possibile compilare un foglio riguardo alle preferenze sulla famiglia, soprattutto riguardo ad abitudini che potrebbero essere un problema per gli studenti di scambio (presenza di animali domestici, fumatori etc.). La mia famiglia era composta da una mamma (Bethany), un papà (Ryan), un bambino di 6 anni (Sidney) e una bambina di 3 anni (Kennedy). Erano molto legati al resto della famiglia e mi hanno inclusa in ogni attività, trattandosi veramente come una figlia.

Cosa ne pensava la tua famiglia di questa scelta? Avevi contatti regolari con i tuoi parenti durante l’anno?

I miei genitori non erano convinti all’inizio, ma sanno anche che, quando mi pongo un obiettivo, cerco di raggiungerlo ad ogni modo. Sono riuscita a tranquillizzarmi grazie a chiamate con altre persone che avevano già vissuto l’esperienza e incontri con l’agenzia. Ovviamente è stato difficile essere così lontana da loro per tanto tempo ma, grazie alle chiamate settimanali, mi sono sempre stati vicini.

Ti mancavano i tuoi amici? Parlavi spesso con loro?

Credo che questo sia uno dei punti più difficili da trattare. Lasciare tutto e tutti e iniziare praticamente una nuova vita in un Paese dove nessuno parla la tua lingua può sembrare un incubo, ma per me è stato un sollievo. Ho avuto la possibilità di scoprire nuovi lati di me stessa e sviluppare nuove passioni, migliorando la mia conoscenza dell’inglese e incontrando persone che hanno cambiato completamente i miei punti di vista. Stare lontani dai propri amici può anche aiutare a capire chi veramente tiene a te: alcune persone che ritenevo importantissime non mi hanno mai chiamata o mi hanno scritto soltanto un paio di volte nell’arco di 10 mesi. Non è un segreto che all’inizio io sia stata triste, ma ciò mi ha aiutata a realizzare che è meglio concentrarsi sulle persone che tengono veramente a me.

Credi di aver imparato molto dall’anno all’estero?

Questa esperienza mi ha cambiato la vita, e non sto esagerando quando lo dico. Ho capito che una parte del mio cuore apparterrà sempre agli Stati Uniti e potrei anche vedermi vivere lì in futuro. Sono maturata enormemente, ho compreso che tutto è possibile se ci si impegna. Ho imparato ad essere più indipendente e a trovare soluzioni ai problemi senza appoggiarmi completamente agli altri.

Hai notato particolari differenze tra il sistema scolastico italiano e quello estero? Se sì, quali sono state le differenze positive e quali quelle negative?

Il sistema scolastico americano è completamente diverso rispetto a quello italiano. Gli studenti possono scegliere le proprie materie e cambiare classe ogni ora, mentre i professori hanno un’aula fissa. Un aspetto che considero negativo è la difficoltà della scuola, infatti negli Stati Uniti il programma è molto semplificato e in certe classi non si insegnano materie accademiche, bensì aiutano a imparare a vivere al di fuori della scuola e ad aumentare il senso di comunità tra gli studenti. Un esempio sono gli sport, i quali vengono considerati una vera e propria materia scolastica. Prima dell’inizio della scuola e dopo la sua fine, i gruppi dei club extrascolastici si riuniscono nella palestra o nelle aule per svolgere degli incontri. Un’altra differenza importante è lo spirito scolastico: la mia scuola (Center Hill High School) aveva come mascotte i Mustangs e ogni venerdì sera gli studenti si riunivano in una sezione apposita per fare il tifo per la squadra di football, ogni volta vestiti a tema.

Se avevi praticato qualche sport in Italia, hai continuato anche all’estero?

In Italia giocavo a tennis tavolo ma, sfortunatamente, nella mia scuola americana non mi è stata offerta questa opportunità. Ho deciso di entrare a far parte della squadra di calcio, con la quale mi allenavo due ore ogni giorno durante l’orario scolastico. Ho inoltre praticato tennis come attività extrascolastica durante la stagione primaverile. La vita americana ruota attorno allo sport, il quale permette di fare amicizia e restare in forma, soprattutto viste le abitudini alimentari.

Come è stato il rientro?

Il rientro è stato accompagnato da emozioni contrastanti: la gioia di riabbracciare famiglia e amici che non vedevo da quasi un anno e la tristezza di lasciare i legami che avevo allacciato durante questa esperienza.

Perché consiglieresti questa esperienza?

Consiglierò sempre questa esperienza, nonostante sia la prima persona, forse, ad ammettere che ci siano alti e bassi. La nostalgia non è indifferente ed è necessaria una grande forza di volontà per continuare il percorso fino alla fine. Detto ciò, le parti negative e i momenti tristi vengono eclissati completamente dalla soddisfazione e dalla serenità che un’esperienza del genere può portare a chiunque abbia il coraggio di farla.

2^AIT
Gianni M.,
Andrea G.,
Harnoor S.,
Flavio S. ,
Sofia V.,
Brahamjot S.

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